mercoledì 29 febbraio 2012

Free Rossella

L'ho saputo ieri. Non di te, Rossella, ma del blogging day.
Da questo blog sgangherato, neonato e ibrido (nè di mamme, nè di studi, nè di informazione ma di me) ti penso.
Penso a cosa staranno guardando i tuoi occhi, all'angoscia della tua famiglia, all'immobilismo di questa situazione.
Ti aspetto, Rossella. Subito.


http://www.rossellaurru.it/

domenica 26 febbraio 2012

Che mi importa dei lividi

Doveva essere un post avventuroso.
L'idea era quella di raccontare come ho dato prova della mia prestanza fisica e del mio coraggio in un parco di sport estremi, anzi come dice la pubblicità del funpark, 'radicali'.
Ma io non sono né atletica né spericolata. Sono pigra e mi piace leggere.
La giornata è stata di una fatica titanica, almeno per me. Circondata da pazzi scalmanati e urlatori, sono uscita incolume da una sessione di karting, una di paintball e mezza di percorso ad ostacoli tra gli alberi.
Mezza, certo. Chi lo dice che lasciare le cose a metà è reato?
Ad ogni modo, non è difficile immaginare quanto io, ieri, fossi fuori contesto e che non sono bastate le incitazioni degli studenti, le occhiate dolci e la voce rassicurante dell'istruttore, a convincermi che 3 metri sono pochi e non siamo mica nel vuoto.
Tutto questo perché, io soffro di vertigini.
Esatto, soffro di vertigini e mi tolgo un peso, dicendolo.
(Oggettivamente, questo non sarebbe un grande problema se non avessi incontrato un Super Eroe che passa metà della sua vita in aria e se non frequentassi questo genere di posti; ma a questa ultima parte rimedierò quanto prima, al Super Eroe no).
Dopo il ponte tibetano io sono voluta scendere,  esponendomi al pubblico ludibrio e allo stesso tempo sentendomi ganza per aver fatto metà del percorso di 'arborismo. Ora mentre scrivo, realizzo la figura tremebonda e penso alla frase di Stefano Benni:
Ci sono momenti nella vita che uno non si rende conto di essere ridicolo e sciocco, non puoi cancellarli dal curriculum, poi ti risveglierai, li ricorderai con un po' di vergogna, ma la vergogna è qualcosa che ci attacchi dopo.
E pensare che io mi sono divertita da pazzi ad ascoltare le grida adrenaliniche degli altri e a guardarli nelle loro imprese pazze.D'altronde ognuno è pazzo a modo suo.

mercoledì 22 febbraio 2012

In caso di blackout

Quando ho pensato a questo blog ero nel mezzo di un blackout. 
Un blackout reale che si sovrapponeva, forse, ad uno mentale ed emotivo.
Ho realizzato che stare seduti al buio era piacevole, ma solo per un po' e dunque ho ripreso a camminare. Perché io adoro uscire la mattina e camminare con il vento fresco in faccia e guardare il sole che fa i capricci, ma tanto poi esce.
Adoro, però, anche rientrare a casa dopo una giornata di pioggia, sedermi sul letto e staccare il cervello, vivere una sorta di blackout temporaneo.
Che dura giusto il tempo di ricordarmi che, qui dove sono, ci sono i tramonti più belli che abbia mai visto e allora annego gli occhi e il cuore nella luce arancio, che diventa rosa.

(credo di conoscere una canzone molto adatta per spiegare ciò, ma temo di non ricordarla. Perché altrimenti non sarei io.)