venerdì 25 maggio 2012

Cadendo

Non é neppure questo il tempo di un post allegro.


Meno male che Teresa mi ha insegnato a respirare.
Teresa dice che noi adulti respiriamo male, che abbiamo dimenticato come si fa, per questo è necessario imparare, recuperare la respirazione primitiva.

In questi giorni, quando mi sento sprofondare, mi tappo le orecchie e comincio a respirare, di pancia, come i bambini.

Certo non basta, non salva ma aiuta.

domenica 20 maggio 2012

Saudade. e non c'è nulla da fare


Partire e portarsi dietro un sacco di sorrisi, belle parole, regali, odori, colori.
Tornare e ritrovare i rumori, le risate, le urla, gli abbracci. Tutto quello che si chiama famiglia, che non ha niente a che vedere con il DNA.
Lasciare un pezzo di cuore e curarne un altro, quello che non ce la faceva più a sopportare di non viverti.
Tristezze che si alternano a felicità, nostalgia e gioia, gioia e ancora nostalgia.
Nostalgia del presente, di quello che è stato. Nostalgia del suono della tua voce, dei viaggi su quel treno puntuale, dell’odore di magnolia.
Ho fatto scorta di bei ricordi, perciò di nostalgia.
Eppure senza quei giorni e senza questi, non sarei niente.
Sono quello che ho vissuto; sono io perché ci siete stati voi.
Nei miei gesti, rivedo le tue mani, allora la nostalgia diventa dolore.
Ma per quanto faccia male, è uno strazio dolce.

Costa Nova_ Portugal.                    Photo by Paolo Antonelli
Saudade.  Non saprei dirlo meglio:  Saudade.

mercoledì 2 maggio 2012

Questo non e' amore

Devo fare qualcosa, qualcosa che mi faccia tornare il buon umore.
Sono rientrata sotto una tempesta mostruosa, con i piedi bagnati.
 d'altronde, stamattina alle 7, il mio primo pensiero, ancora sotto il piumone, (ebbene si',non ci si crede) e' stato: 'oggi e' il giorno giusto per comprarmi le calosce' (o gli stivali da pioggia di gomma, se piu' vi piace). Poi ho desistito; non che non siano fighi, per carita'.
Il periodo di ristrettezze economiche,  lo spazio  esiguo che tra poco dovro' uscire per far spazio agli oggetti,  il sentore che il piede non sia proprio a suo agio li' dentro, mi hanno indotta a pensare: 'ma tanto smettera', e' una spesa inutile'. Mi sbagliavo, e' andata di bufera fino a stasera.

Comunque, stanca, con qualche pensiero, o anche piu' di qualche, bagnata, sono arrivata a casa e mi sono trovata a leggere due notizie tristissime. Una mi ha fatto piangere (non che sia un'impresa titanica), l'atra mi ha fatto piangere e  arrabbiare, ma di quella rabbia cieca. Era sulla mattanza delle donne che si perpetua, era una di quelle notizie che ti fa perdere per un attimo ogni idea di legge, di stato, di rispetto umano.
Adesso che mi fermo a pensarci su, scopro di avere i brividi, brividi di paura della violenza ma anche di paura della rabbia, che comunque genera violenza.
(Nella mia testa, questo post doveva andare avanti dicendo che mangero' qualcosa di schifoso per tirarmi su, anche se poi non e' vero visto il mio nuovo regime alimentare salutista. Pensavo di scrivere che cerchero' qualcosa di divertente da leggere in internet, o lavorare solo alla parte che mi piace. Ma non so perche' questo, adesso, mi sembra fuori luogo. Forse perche' non posso non pensare a cosa spinge un uomo ad ammazzare una donna, in maniere diverse ma sempre cosi' brutali, per il solo fatto di decidere di porre fine alla vita di un'altra. Mi sforzo ma nella mia testa non ci sono concetti di gelosia, possesso, onore che tengano.
E' follia? E' malattia? C' e' un grande fattore culturale? E' l'influenza di una televisione spazzatura, di tutto un mondo dove la donna e' uno splendido accessorio e dove l'uomo non deve chiedere mai?
Non lo so, forse tutto questo, forse no.
Potrei dire tante cose, cadrei nella retorica e le parole, si sa, sono spesso fonte di malintesi.
Ma voglio fare il mio e, nella settimana dell'Europa, parlero' con i ragazzi di questo, per capire ed ascoltare, ma anche per spiegare. Per dirgli fondamentalmente questo: restiamo umani.